Mai così tanti italiani nella storia della leggendaria regata oceanica. Ambrogio Beccaria e Francesca Clapcich guidano la presenza azzurra negli IMOCA, mentre quattro connazionali saranno protagonisti nella flotta Class40. Partenza domenica 1° novembre da Saint-Malo.
L’oceano parla sempre più italiano. La Route du Rhum – Destination Guadeloupe 2026 si prepara a vivere un’edizione storica per la vela azzurra, che per la prima volta potrà contare su ben sei skipper italiani sulla linea di partenza della celebre transatlantica in solitario. Un record che fotografa la crescita della vela oceanica italiana e la sua capacità di ritagliarsi uno spazio sempre più importante in un panorama internazionale tradizionalmente dominato dalla Francia.
Domenica 1° novembre, da Saint-Malo, sei navigatori italiani partiranno alla volta della Guadalupa, affrontando in solitario le circa 3.542 miglia nautiche che separano la Bretagna da Pointe-à-Pitre. Una partecipazione senza precedenti, frutto di percorsi sportivi differenti, progetti ambiziosi e di un movimento che negli ultimi anni ha saputo crescere anche grazie al sostegno di sponsor, aziende e team sempre più strutturati.
I numeri raccontano bene questa evoluzione: nel 2018 gli italiani al via erano due, diventati quattro nell’edizione del 2022. Oggi sono sei. Un progresso che va oltre il semplice dato statistico e testimonia come la vela oceanica italiana stia diventando una realtà sempre più riconoscibile e competitiva.
Sei italiani tra IMOCA e Class40
La rappresentanza azzurra sarà distribuita in due delle classi più attese della competizione.
Nella flotta IMOCA 60 ci sarà Ambrogio Beccaria, al timone di Allagrande Mapei. Per il navigatore milanese si tratta di un ritorno particolarmente atteso, dopo lo straordinario secondo posto conquistato nell’edizione del 2022. Al suo fianco, idealmente, ci sarà anche Francesca Clapcich, che salirà a bordo di 11th Hour Racing per affrontare la sua prima Route du Rhum in solitario.
Quattro, invece, gli italiani nella flotta Class40, una delle categorie più numerose e competitive della regata: Luca Rosetti con Maccaferri Futura, Andrea Fornaro con Influence 2, Matteo Sericano con Lucente e Marco Guerra con Imagin’Act Socomec.
Per Rosetti, Sericano e Guerra sarà la prima partecipazione alla Route du Rhum, mentre Fornaro tornerà a confrontarsi con l’Atlantico dopo l’esperienza della precedente edizione.
Sei storie diverse, accomunate dalla stessa sfida: attraversare l’oceano in solitario, affrontando condizioni meteorologiche impegnative, scelte tattiche e imprevisti che rendono questa regata una delle prove più affascinanti della vela mondiale.
Beccaria: «Quando ho iniziato eravamo pochissimi»
A sottolineare il valore della crescente presenza italiana è proprio Ambrogio Beccaria, che vede in questo record il risultato di un percorso collettivo.
«Vedere così tante barche italiane al via della Route du Rhum mi fa felice. Quando ho iniziato eravamo pochissimi. Oggi ci sono grandi aziende che investono e chi comincia vede che si può fare e sa a chi chiedere consiglio. E più siamo, più riusciamo a raccontare la vela oceanica italiana e più il nostro sport viene seguito: è un circolo virtuoso».
Un concetto condiviso anche da Francesca Clapcich, che evidenzia il ruolo fondamentale del sostegno economico e organizzativo: «Vedere così tante barche italiane sulla linea di partenza di una regata leggendaria come la Route du Rhum fa davvero piacere. Questo risultato conferma non solo la crescita straordinaria dei velisti oceanici italiani, ma anche la fiducia e il sostegno di sponsor e organizzazioni».
Per Luca Rosetti, alla prima partecipazione con Maccaferri Futura, l’obiettivo è essere competitivi dopo mesi di preparazione: «Sappiamo quanto sarà dura, ma non siamo qui soltanto per partecipare: vogliamo essere competitivi, spingerci al limite e portare fino in Guadalupa tutta l’ambizione di questo progetto italiano».
Matteo Sericano, invece, interpreta la sua prima Route du Rhum come il risultato di un percorso costruito insieme ad amici e compagni di avventura: «Credo che sia proprio questa la forza della vela oceanica italiana: una comunità che cresce insieme e in cui il successo di uno diventa un’opportunità per tutti».
Approccio più rilassato per Andrea Fornaro, alla sua seconda partecipazione: «Credo che sarà anche la mia ultima lunga regata in solitario: un passaggio verso una nuova fase della mia carriera. Proprio per questo voglio viverla fino in fondo, con un approccio sereno e abbastanza rilassato».
Infine Marco Guerra, che affronterà l’Atlantico a bordo di una barca Class40 da lui stesso progettata e costruita: «Non parto soltanto per attraversare l’Atlantico, ma per mettermi alla prova, affrontare l’imprevisto e vivere fino in fondo la libertà del mare».
Route du Rhum, una sfida lunga 3.542 miglia
Nata nel 1978 da un’idea di Michel Etevenon, la Route du Rhum – Destination Guadeloupe è diventata nel corso di quasi mezzo secolo uno degli appuntamenti più prestigiosi della vela oceanica internazionale.
La tredicesima edizione scatterà domenica 1° novembre da Saint-Malo. Saranno 115 gli skipper impegnati nella traversata, suddivisi in sei classi: Ultim, Ocean Fifty, IMOCA, Class40, Vintage Multi e Vintage Mono.
Un percorso di circa 3.542 miglia nautiche da affrontare rigorosamente in solitario, con destinazione Pointe-à-Pitre, in Guadalupa. Una regata che ogni quattro anni riunisce sulla stessa linea di partenza i migliori navigatori oceanici, le imbarcazioni tecnologicamente più avanzate e barche che hanno scritto pagine importanti della storia della navigazione offshore.
Ma la Route du Rhum è anche un grande evento popolare. Saint-Malo diventa il centro della vela oceanica mondiale, attirando appassionati e visitatori da tutta Europa. Nell’edizione 2022 furono circa 1,5 milioni le persone che visitarono la città nei giorni precedenti la partenza, animate dal villaggio della regata e dallo spettacolo delle imbarcazioni in uscita attraverso le chiuse.
L’edizione 2026 avrà dunque anche un significato particolare per la vela italiana. I sei skipper azzurri rappresentano un movimento in piena evoluzione, sempre più capace di costruire progetti ambiziosi e di competere ai massimi livelli. Ora la parola passa all’oceano.




