Cosa blocca i lavori di manutenzione in proprio e le libere uscite in barca?

A preoccupare maggiormente gli esperti sarebbe l'indice di aggregazione, in quanto avrebbe una crescita esponenziale in presenza di attività libere di utenza privata, che non sono preordinate, organizzate e vincolabili.

Entro poche ore il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte dovrebbe convocare una conferenza stampa nel quale annuncerà le misure che verranno adottate per il prossimo periodo nel prossimo DPCM. Cresce nel frattempo l’attesa per capire se tanti armatori potranno finalmente iniziare a preparare la propria imbarcazione in vista della stagione estiva ed effettuare di conseguenza le prime uscite in mare.

Dopo Liguria, Toscana, Marche, Lazio ed Emilia-Romagna da ieri anche il Veneto ha consentito le prestazioni artigianali di terzi per interventi di manutenzione a bordo di imbarcazioni di diporto all’ormeggio nonché per prove, collaudo e consegna delle imbarcazioni. Sempre da ieri è inoltre permessa la sistemazione delle darsene per l’espletamento dell’attività ordinaria.

Ma allora, perchè non dare la possibilità anche al singolo diportista di poter effettuare lavori in proprio?

Nei giorni scorsi l’Inail aveva decretato come ‘a basso rischio‘ e a “bassa integrazione sociale” le attività delle imprese nautiche, e non – attenzione – l’attività nautica in generale (come ad esempio la semplice uscita in barca tra amici). Il rapporto di Inail teneva conto di tre variabili importanti: esposizione (la probabilità di venire in contatto con fonti di contagio), prossimità (le caratteristiche relative a un sufficiente distanziamento sociale) e aggregazione (l’intensità di contatto con altri soggetti in possibili occasioni di integrazione sociale).

Le attività delle aziende sono state classificate in base alla loro rischiosità intrinseca e al grado di aggregazione sociale, attribuendo ad esse un valore in una scala da 1 a 4, dove 1 indica il grado minimo di rischio e 4 il massimo. Secondo il Governo l’attività di un’azienda che ha i controlli agli ingressi e può adottare un rigido protocollo sanitario è classificata all’opposto (e quindi con grado di rischio minimo) della libera attività di un cittadino, che invece al momento è tra le più rischiose.

A preoccupare maggiormente gli esperti sarebbe quindi l’indice di aggregazione, in quanto avrebbe una crescita esponenziale in presenza di attività libere di utenza privata, che non sono preordinate, organizzate e vincolabili.

Ma non è tutto: secondo la task force presieduta dal dott.Colao, tutte le attività sportive sono classificate in rosso, indice che rispecchia un grado di rischio massimo. Chi negli ultimi giorni ha pensato di associare la pesca sportiva (che appunto, essendo sportiva ha un rischio massimo) alla filiera nautica, crea un danno ad entrambe.

Ad oggi, in attesa di novità, il piano di riapertura del governo sembra prevedere delle aperture scaglionate. Parrebbe quindi pertanto improbabile veder ricominciare nel brevissimo periodo sia le attività industriali, artigianali e professionali dei porti turistici, sia la libera circolazione dei diportisti. In pratica si sta chiedendo di attribuire alle prime, che sono classificate a basso rischio, la valutazione delle ultime che è molto più elevata.

Parlando di riaperture ciò che farà la differenza sarà quindi l’analisi delle tre variabili: esposizione, aggregazione e prossimità, tenendo conto che la crescita del rischio può essere esponenziale e che se consideriamo l’intera filiera della nautica le attività hanno valutazioni molto diverse e quindi appare a questo punto evidente che andranno trattate in modo specifico.

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