Salone Nautico di Genova, lo yachting vale 5,7 miliardi: infrastrutture e competenze le sfide per l’Italia

Lo studio Deloitte-Confindustria Nautica fotografa il peso del turismo nautico sull’economia italiana. I superyacht sono appena il 3% della flotta attiva, ma generano il 42% dell’impatto economico diretto.

La nautica da diporto rappresenta una delle leve strategiche per la crescita dell’economia italiana, con un impatto economico diretto che nel 2025 ha raggiunto circa 5,7 miliardi di euro. È uno dei dati principali emersi nel corso della terza giornata della 66ª edizione del Salone Nautico di Genova, durante la tavola rotonda dedicata alle prospettive dello yachting e del turismo nautico.

Al centro del confronto, ospitato nella sala Forum del Padiglione Blu, lo studio “Yachting Tourism and Economic Contribution”, realizzato da Deloitte per Confindustria Nautica. L’analisi ha permesso di mettere a fuoco non soltanto il valore attuale del comparto, ma anche le opportunità ancora da sviluppare, a partire da infrastrutture, servizi, formazione e semplificazione amministrativa.

Turismo nautico, 5,7 miliardi di impatto economico

Secondo lo studio, il giro d’affari generato dal turismo nautico in Italia ha raggiunto nel 2025 circa 5,7 miliardi di euro. Di questi, 3,6 miliardi, pari al 63%, derivano dalla spesa operativa delle imbarcazioni, comprendendo ormeggi, carburante, manutenzione, rimessaggio ed equipaggio.

Altri 2,1 miliardi di euro, il 37% del totale, sono invece riconducibili ai consumi a terra: ristorazione, shopping, intrattenimento, trasporti e ospitalità.

Un contributo particolarmente rilevante arriva dal segmento dei grandi yacht. I superyacht rappresentano appena il 3% della flotta attiva in Italia, ma sono responsabili del 42% dell’impatto economico diretto. Considerando anche le unità tra 18 e 24 metri, gli yacht premium rappresentano circa il 7% della flotta e arrivano a generare il 55% dell’impatto economico complessivo del turismo nautico.

Superyacht, l’Italia tra le destinazioni internazionali

L’Italia si conferma una delle principali destinazioni internazionali per il turismo nautico e, in particolare, per il segmento dei superyacht. Ogni anno circa 1.200 superyacht stagionali soggiornano nel Paese per una media di 23 giorni, visitando circa sette località.

Tra le destinazioni più frequentate figurano Costa Smeralda e Golfo di Olbia, seguiti da Capri, Golfo del Tigullio e Costiera Amalfitana.

A questi si aggiungono circa 960 superyacht stanziali, che trascorrono in Italia mediamente 193 giorni, distribuiti su 8,3 mesi dell’anno. Si tratta prevalentemente di unità comprese tra 40 e 60 metri.

In questo segmento la Liguria rappresenta il principale polo italiano per giornate di presenza, con Riviera dei Fiori, Genova e Golfo della Spezia tra le aree maggiormente interessate.

Infrastrutture e servizi: il nodo da affrontare

I dati evidenziano però anche un potenziale ancora in larga parte da valorizzare. Uno dei principali temi emersi riguarda infatti la disponibilità di infrastrutture adeguate alle esigenze delle imbarcazioni di grandi dimensioni.

Attualmente, soltanto il 2% dei posti barca italiani è destinato a unità oltre i 24 metri. Da qui la richiesta di una riqualificazione delle infrastrutture portuali esistenti, insieme allo sviluppo di nuovi approdi e al potenziamento dei servizi.

Secondo Roberto Perocchio, presidente di Assomarinas, sono circa 24 mila i nuovi posti barca già in cantiere, mentre altri 50 mila sono collegati a progetti in fase di sviluppo. Tra gli interventi citati figurano quelli di Sanremo Portosole, Pietra Ligure, Cagliari, Olbia, Bari e Trieste.

Tra le priorità indicate dal settore ci sono anche l’aggiornamento delle normative, la semplificazione delle procedure per la riqualificazione dei porti, la gestione dei dragaggi e alcune questioni fiscali legate alle infrastrutture portuali.

Porti italiani verso il modello degli home port

Un altro elemento centrale emerso durante il confronto è la necessità di rendere i porti italiani sempre più competitivi come home port, offrendo servizi tecnici, logistici, amministrativi, doganali e fiscali efficienti.

L’obiettivo è riuscire ad attrarre una quota maggiore dei grandi yacht che navigano nel Mediterraneo. Secondo i dati presentati durante la tavola rotonda, circa il 60% degli yacht che navigano nel mondo si trova infatti nel Mediterraneo.

Per Fabrizio Palombo di Federagenti, l’Italia dispone di un patrimonio straordinario fatto di cultura, ambiente e gastronomia, ma deve riuscire a valorizzarlo meglio attraverso una maggiore integrazione tra porti e territori e servizi più qualificati per imbarcazioni ed equipaggi.

Formazione e competenze, una sfida decisiva

Accanto alle infrastrutture, la formazione rappresenta uno dei principali punti sui quali il settore dovrà investire nei prossimi anni.

Mario Zanetti, presidente delegato di Confindustria per l’Economia del Mare, ha richiamato lo studio Confindustria-BCG dello scorso aprile, secondo il quale l’intera Economia del Mare avrà bisogno di 175 mila lavoratori nel periodo 2026-2030.

Nella cantieristica la situazione è particolarmente significativa: il 43% delle posizioni ricercate resta scoperto, quasi il doppio rispetto alla media del settore. Una carenza di competenze che rischia di diventare un limite alla crescita di una filiera che rappresenta uno dei punti di forza del Made in Italy.

Una filiera che moltiplica il valore

La nautica, è stato sottolineato nel corso dell’incontro, produce ricadute che vanno ben oltre il comparto direttamente coinvolto.

Secondo i dati richiamati da Deloitte, ogni euro prodotto dalla cantieristica genera circa 5 euro di valore aggiunto sull’intera filiera, mentre ogni lavoratore della cantieristica sostiene altri sette lavoratori nell’indotto.

Una rete composta in larga parte da piccole e medie imprese e da professionalità specializzate, capace di coinvolgere settori come meccanica, elettronica, automazione e lusso. Tra le opportunità strategiche è stato inoltre indicato il dual use, con la possibilità di trasferire competenze e tecnologie dal comparto nautico civile a quello della difesa e dell’underwater.

Il Governo: “La nautica è un’industria strategica”

A chiudere i lavori è stato il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi, che ha ribadito la necessità di intervenire sulle infrastrutture e sulla semplificazione normativa.

Tra le priorità indicate figurano la riqualificazione delle coste, lo sblocco dei dragaggi, la realizzazione di nuovi approdi e il potenziamento dei servizi nei porti turistici.

Per Rixi, la nautica non può essere considerata soltanto un settore stagionale, ma deve essere riconosciuta come un’industria strategica capace di generare valore e occupazione qualificata.

Il confronto di Genova ha quindi restituito una fotografia chiara: l’Italia parte da una posizione di leadership internazionale nella nautica e nello yachting, ma per trasformare questo vantaggio in ulteriore crescita dovrà investire in infrastrutture, porti, servizi, competenze e semplificazione. Una sfida che coinvolge non soltanto l’industria nautica, ma l’intero sistema economico e turistico nazionale.

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