Giulia Sent torna a Venezia: da Lisbona in solitaria attraverso quattro mari

Dall’Atlantico all’Adriatico a bordo di “Sara”, l’Hallberg-Rassy del 1973 con cui la ricercatrice veneziana ha affrontato una lunga navigazione in solitaria. Il viaggio si conclude al Diporto Velico Veneziano, dove tutto era iniziato oltre vent’anni fa

Tre mesi di navigazione, migliaia di miglia percorse in solitaria e quattro mari attraversati. È questo il viaggio che ha riportato Giulia Sent, 32 anni, ricercatrice in Scienze Marine e navigatrice veneziana, da Lisbona a Venezia a bordo di “Sara”, un Hallberg-Rassy del 1973 di circa dieci metri.

Un lungo percorso attraverso Atlantico, Tirreno, Ionio e Adriatico, affrontato su una barca che da quattro anni rappresenta per Giulia molto più di un semplice mezzo di navigazione: “Sara” è infatti la sua casa, ma anche uno strumento per esplorare, studiare e raccontare il mare.

Il viaggio verso Venezia è stato caratterizzato da numerosi imprevisti e da condizioni di navigazione molto diverse tra loro. Poco dopo la partenza, verso Ibiza, un’avaria alle sartie ha rischiato di lasciare Giulia senza albero. A Palma di Maiorca, invece, un serio infortunio a una mano l’ha costretta a fermarsi per due settimane.

La navigazione è poi proseguita verso la Sardegna, dove un problema al motorino d’avviamento ha aggiunto una nuova difficoltà. Alle Egadi, la rottura della cinghia del pilota automatico ha costretto Giulia a rimanere al timone per oltre 14 ore consecutive. Poi la tempesta affrontata nello Stretto di Messina, prima di proseguire verso il Mar Ionio e successivamente lungo le coste dell’Adriatico.

Una successione di avarie, bonacce, vento e condizioni impegnative che non ha però fermato la navigatrice veneziana, determinata a portare “Sara” fino alla laguna.

DALL’AVVENTURA ALLA RICERCA SCIENTIFICA

La traversata non è stata soltanto un’avventura personale.

Durante la navigazione Giulia ha continuato infatti a dedicarsi alla ricerca scientifica, collaborando su base volontaria a un progetto legato alle tematiche affrontate durante il suo dottorato in Scienze Marine.

Lungo la rotta ha raccolto campioni di acqua, successivamente inviati a un laboratorio francese per contribuire allo studio della distribuzione del plancton.

La barca è diventata così un vero e proprio laboratorio galleggiante, permettendo a Giulia di unire la passione per la navigazione all’attività di ricerca e divulgazione.

Il viaggio ha offerto anche l’occasione per osservare da vicino uno dei problemi più evidenti che interessano gli oceani e i mari: la presenza della plastica, incontrata in numerosi tratti della navigazione anche lontano dalla costa.

Nei porti raggiunti durante il viaggio, Giulia ha inoltre organizzato incontri e conferenze dedicate alla vela, agli oceani, alla ricerca scientifica e al monitoraggio ambientale, utilizzando la propria esperienza per avvicinare il pubblico ai temi della scienza marina.

UNA STORIA COMINCIATA SU UN OPTIMIST

Il ritorno a Venezia assume però un significato ancora più particolare per la storia personale di Giulia.

Nel 2001, quando era ancora bambina, venne iscritta dai genitori – allora soci del Diporto Velico Veneziano – a un corso Optimist.

Un inizio che non sembrava particolarmente promettente. A cambiare il suo rapporto con la vela fu l’istruttore Franco Mazzocut, che intuì le sue potenzialità e suggerì alla famiglia di inserirla nella squadra agonistica.

Da quelle prime uscite è nata una passione destinata a diventare uno stile di vita.

Oggi, oltre vent’anni dopo, Giulia torna proprio al Diporto Velico Veneziano a bordo della propria barca, dopo aver attraversato in solitaria l’Atlantico e il Mediterraneo.

«È un ritorno esattamente nel luogo in cui tutto è cominciato», ha raccontato Giulia.

Una frase che riassume perfettamente il significato di questo viaggio: la bambina che iniziava a navigare su un Optimist torna a casa dopo aver affrontato una lunga navigazione d’altura in solitaria.

IL BENTORNATA DEL DIPORTO VELICO VENEZIANO

Ad accogliere Giulia al suo arrivo ci saranno anche i soci del Diporto Velico Veneziano, il circolo che ha rappresentato il punto di partenza della sua storia velica.

Il presidente Alvise Dolcetta sottolinea il valore particolare di questo ritorno:

«Siamo davvero lieti di poter accogliere nuovamente Giulia al Diporto Velico Veneziano. La sua storia ci emoziona perché racconta, in modo straordinario, quanto possa essere profondo il legame che si crea tra una persona, la vela e il proprio circolo. Giulia è partita da qui, da bambina, a bordo di un Optimist, e oggi torna dopo aver attraversato il Mediterraneo e l’Atlantico in solitaria, trasformando la propria barca anche in uno strumento di ricerca e divulgazione scientifica».

Per il Diporto, il ritorno di Giulia rappresenta anche l’esempio concreto di una delle missioni più importanti di un circolo velico: seminare una passione nei giovani e vederla crescere nel tempo, anche quando la vita porta lontano dalle banchine di partenza.

Dal piccolo Optimist alla navigazione d’altura, dalla squadra agonistica alla ricerca scientifica, il percorso di Giulia Sent racconta come la vela possa trasformarsi in formazione, autonomia, conoscenza e professione.

IL CERCHIO SI CHIUDE, MA LA NAVIGAZIONE CONTINUA

L’arrivo a Venezia non rappresenta quindi soltanto la conclusione di una lunga traversata.

È il ritorno nel luogo in cui tutto è cominciato e, allo stesso tempo, l’inizio di una nuova fase.

Dopo oltre vent’anni, Giulia Sent torna al Diporto Velico Veneziano a bordo di “Sara”, portando con sé le miglia percorse, le difficoltà affrontate, le esperienze raccolte e una storia che parte da un Optimist e arriva fino alla navigazione oceanica in solitaria.

Una storia di vela, ricerca e determinazione.

E soprattutto una storia che, dopo aver attraversato quattro mari, torna finalmente a casa.

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