Clamoroso: Il New York YAcht Club chiede al tribunale l’esame dell’America’s Cup Partnership

Il primo trustee della Coppa si rivolge al Charities Bureau del Procuratore Generale dello Stato di New York. Nel mirino la nuova struttura di governance dell’America’s Cup. Napoli 2027 non sarebbe a rischio, ma il futuro della Coppa dopo la 38ª edizione potrebbe essere al centro di un importante confronto giuridico

Svolta importante, e potenzialmente destinata ad avere conseguenze sul futuro dell’America’s Cup.

Il New York Yacht Club (NYYC) ha chiesto formalmente all’Ufficio per le Organizzazioni Benefiche del Procuratore Generale dello Stato di New York di esaminare la compatibilità della neonata America’s Cup Partnership (ACP) con il Deed of Gift, l’atto che disciplina la Coppa e che ne definisce natura, finalità e modalità di gestione.

L’iniziativa è stata annunciata dal Commodoro del New York Yacht Club, Clare Harrington, e riporta al centro della scena il complesso rapporto tra la tradizione giuridica della Coppa e il nuovo modello organizzativo delineato in vista della 38ª America’s Cup, in programma a Napoli nel 2027.

Il punto non riguarda, almeno per ora, lo svolgimento della prossima edizione italiana. Il vero interrogativo riguarda piuttosto che cosa accadrà alla Coppa dopo Napoli 2027 e, soprattutto, se l’attuale modello di governance potrà essere mantenuto anche nelle successive edizioni.

IL DEED OF GIFT E LA NATURA DELLA COPPA

L’America’s Cup nasce da una storia lunga oltre 170 anni. Il trofeo venne conquistato dalla goletta America nel 1851 a Cowes e successivamente donato al New York Yacht Club, attraverso l’atto costitutivo che ha trasformato la Coppa in un trofeo destinato alla sfida internazionale.

Il Deed of Gift rappresenta ancora oggi il principale riferimento giuridico dell’evento.

La definizione contenuta nell’atto parla di una “perpetual Challenge Cup for friendly competition between foreign countries”, ovvero una coppa di sfida perpetua destinata a una competizione amichevole tra nazioni straniere.

Secondo il New York Yacht Club, è proprio questa natura a essere oggi chiamata in causa.

Storicamente, la governance della Coppa è stata costruita attorno a due soggetti: il Defender, cioè il club che detiene il trofeo, e il Challenger of Record, il primo sfidante qualificato. Le regole della competizione vengono definite ciclo per ciclo attraverso il loro accordo, nel rispetto del Deed of Gift.

Il modello introdotto dall’America’s Cup Partnership sarebbe invece destinato ad avere una portata molto più ampia.

COS’È L’AMERICA’S CUP PARTNERSHIP

Secondo la ricostruzione del New York Yacht Club, l’ACP è stata costituita nell’ambito del Protocollo della 38ª America’s Cup e di una serie di accordi di partnership collegati.

La nuova struttura avrebbe l’obiettivo di disciplinare non soltanto l’organizzazione della prossima edizione, ma anche aspetti legati a organizzazione, regole e diritti commerciali delle future America’s Cup, indipendentemente da quali club saranno in futuro Defender e Challenger.

È proprio questo il punto che il NYYC considera problematico.

Per il primo trustee storico della Coppa, infatti, il Deed of Gift attribuisce la governance al Defender e al Challenger of Record di ciascun ciclo e non prevederebbe la possibilità di creare un organismo permanente capace di esercitare un ruolo sulle edizioni future.

IL DIRITTO DI SFIDA AL CENTRO DELLA CONTROVERSIA

Tra le questioni sollevate dal New York Yacht Club c’è anche quella relativa al diritto di sfida.

Il Club sostiene che il Protocollo della 38ª America’s Cup possa subordinare l’accesso alla competizione di un club qualificato che non abbia aderito all’ACP all’approvazione unanime del Consiglio della Partnership.

Secondo il NYYC, questo meccanismo potrebbe trasformare un diritto riconosciuto dal Deed of Gift in una facoltà sottoposta alla discrezionalità di un organismo privato formato dagli stessi concorrenti.

Un altro elemento contestato riguarda la possibilità di stabilire oggi regole e condizioni per future edizioni nelle quali i club che saranno Defender e Challenger non sono ancora conosciuti.

Una situazione che, secondo il New York Yacht Club, si discosterebbe dal tradizionale meccanismo previsto dall’atto, basato sul confronto e sull’accordo tra i soggetti direttamente coinvolti in ciascuna sfida.

LA QUESTIONE DELLA TRASPARENZA

Il NYYC pone inoltre una questione di trasparenza.

Gli accordi di partnership che costituiscono l’ACP, secondo quanto sostenuto dal Club, non sarebbero stati resi pubblici nella loro interezza.

Da qui la richiesta al Charities Bureau del Procuratore Generale di New York di poter esaminare tali documenti e verificare se la nuova struttura sia compatibile con i diritti e gli obblighi derivanti dal Deed of Gift.

Il tema assume particolare rilevanza proprio perché il Deed of Gift è stato trattato, nel corso della storia dell’America’s Cup, come uno strumento giuridico di natura fiduciaria e benefica.

Il New York Yacht Club sostiene quindi che una modifica sostanziale della struttura della Coppa non possa essere realizzata semplicemente attraverso accordi tra i partecipanti, ma possa richiedere un intervento secondo le procedure previste dalla legge dello Stato di New York.

“L’AMERICA’S CUP NON PUÒ ESSERE RIORGANIZZATA A PIACIMENTO”

L’America’s Cup è sopravvissuta per oltre 170 anni perché l’atto costitutivo fornisce un solido quadro giuridico che non può essere semplicemente riorganizzato a piacimento”, ha dichiarato il Commodoro Clare Harrington.

Il NYYC precisa che la propria iniziativa non mette in discussione la sportività dei concorrenti né riguarda le qualità dei team coinvolti.

La richiesta è piuttosto quella di ottenere una revisione e un chiarimento giuridico sull’amministrazione del trust e sulla compatibilità dell’America’s Cup Partnership con il Deed of Gift.

Il Club chiede inoltre al Charities Bureau di valutare se siano necessarie ulteriori azioni o un eventuale ricorso davanti ai tribunali di New York.

LA RISPOSTA DI DEFENDER E CHALLENGER OF RECORD

La risposta di Royal New Zealand Yacht Squadron, Defender rappresentato da Emirates Team New Zealand, e Royal Yacht Squadron Ltd, Challenger of Record rappresentato da GB1, non si è fatta attendere.

In una dichiarazione congiunta, i due soggetti hanno affermato di accogliere con favore la richiesta del New York Yacht Club.

La posizione di Defender e Challenger of Record è netta: il NYYC sarebbe stato consultato durante tutto il processo di sviluppo dell’ACP e avrebbe sostenuto la sua formazione.

Secondo la loro ricostruzione, il rispetto del Deed of Gift sarebbe stato un elemento fondamentale dell’intero processo.

In particolare, viene ribadito che il Protocollo della 38ª America’s Cup, che si disputerà a Napoli nel 2027, è stato stabilito di comune accordo tra Defender e Challenger of Record nel rispetto dei termini previsti dal Deed of Gift.

La dichiarazione sembra quindi voler trasmettere un messaggio preciso: l’attuale struttura sarebbe stata costruita nel rispetto delle regole della Coppa e non rappresenterebbe una violazione dell’atto.

NAPOLI 2027 NON SEMBRA ESSERE A RISCHIO

La conseguenza più immediata della vicenda è anche quella che interessa maggiormente gli appassionati italiani.

La 38ª America’s Cup, prevista a Napoli nel 2027, non appare al momento in discussione.

La procedura avviata dal New York Yacht Club riguarda infatti la compatibilità dell’America’s Cup Partnership con il Deed of Gift e, soprattutto, la sua capacità di influenzare la governance delle future edizioni.

Non emergono elementi che facciano pensare a un blocco dell’evento napoletano, già inserito nel Protocollo della 38ª America’s Cup.

Il vero interrogativo riguarda quindi il dopo-Napoli.

E IL 2029?

Ed è qui che la vicenda diventa particolarmente interessante.

Secondo gli accordi attualmente condivisi all’interno dell’America’s Cup Partnership, la Coppa dovrebbe tornare a Napoli anche nel 2029, dopo l’edizione del 2027.

Ma la scelta della sede e le modalità con cui vengono definite le future edizioni sono proprio alcuni degli aspetti che il NYYC ritiene possano entrare in conflitto con la struttura tradizionale del Deed of Gift.

Storicamente, il potere del Defender di scegliere la sede della Coppa, nell’ambito delle regole previste dall’atto, rappresenta uno degli elementi centrali della governance dell’evento.

Se l’ACP dovesse effettivamente introdurre un modello nel quale decisioni relative alle future edizioni vengono definite in anticipo da un organismo permanente, composto dagli attuali partecipanti, potrebbe aprirsi una questione giuridica non secondaria.

Napoli 2027, dunque, resta il punto fermo. Napoli 2029 è invece uno degli scenari che potrebbero essere interessati dagli sviluppi della controversia.

UNA BATTAGLIA CHE POTREBBE ARRIVARE IN TRIBUNALE

L’intervento del New York Yacht Club rappresenta un passaggio particolarmente significativo anche per il peso storico dell’istituzione.

Il NYYC non è infatti un osservatore esterno: è il club che custodì per decenni la Coppa, difendendola per oltre un secolo, ed è il soggetto al quale il trofeo venne affidato attraverso il Deed of Gift.

La richiesta al Procuratore Generale dello Stato di New York porta quindi la questione su un piano diverso rispetto alle normali discussioni tra team.

Non si tratta soltanto di una disputa sulla governance sportiva o commerciale dell’evento, ma della possibile interpretazione di un atto giuridico che ha accompagnato l’America’s Cup per oltre un secolo e mezzo.

Ora la parola passa agli organismi competenti dello Stato di New York.

L’America’s Cup naviga verso Napoli 2027 senza, al momento, particolari nubi all’orizzonte. Ma dietro la prossima sfida sul campo di regata si apre una partita altrettanto delicata: chi avrà il diritto di decidere come, dove e secondo quali regole si correrà la Coppa del futuro?

È una domanda che potrebbe pesare ben oltre la 38ª America’s Cup.

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