Dal trofeo conquistato da ‘America’ nel 1851 all’era degli AC75 e del foiling: 175 anni di innovazione, sfide, personaggi e storie che hanno trasformato la vela in uno degli sport più spettacolari al mondo
Nel 1851, quando John Cox Stevens salì sul piroscafo che lo avrebbe riportato negli Stati Uniti attraverso l’Atlantico, aveva con sé un trofeo che, all’epoca, poteva sembrare poco più di una raffinata brocca d’argento. Realizzata dal gioielliere della Corona R&S Garrard di Panton Street, a Londra, quella coppa sarebbe invece diventata il simbolo della più antica competizione internazionale ancora disputata nello sport.
Sono trascorsi 175 anni dalla vittoria di ‘America’, la goletta del New York Yacht Club che il 22 agosto 1851 sconfisse la flotta britannica nella regata intorno all’Isola di Wight. Da allora, quella brocca è diventata l’America’s Cup: un trofeo capace di attraversare epoche, guerre, rivoluzioni tecnologiche e profondi cambiamenti sociali, continuando a rappresentare l’eccellenza assoluta nella vela agonistica.
DALLA GOLETTA ‘AMERICA’ ALLA COPPA
John Cox Stevens, primo Commodoro del New York Yacht Club, era un uomo competitivo e lungimirante. Durante la regata del 1851, l’equipaggio di ‘America’ salutò togliendosi il berretto quando il piroscafo reale Victoria & Albert passò accanto all’imbarcazione. Un gesto particolarmente significativo per un repubblicano americano e che contribuì a rafforzare i rapporti tra le due sponde dell’Atlantico.
Stevens non poté però assistere alla nascita ufficiale dell’America’s Cup. Morì il 10 giugno 1857, appena un mese prima che George Lee Schuyler, suo stretto collaboratore e membro del sindacato di ‘America’, consegnasse il trofeo al New York Yacht Club.
Era l’8 luglio 1857 e, insieme alla coppa, venne consegnato anche il Deed of Gift, il documento che ancora oggi costituisce la base regolamentare e giuridica della competizione, seppur modificato nel corso dei decenni.
Il testo richiamava l’idea di una “competizione amichevole tra Paesi stranieri”, concetto che avrebbe accompagnato la storia della Coppa anche nei suoi momenti più controversi.
I PRIMI CHALLENGER E 132 ANNI DI DOMINIO AMERICANO
Le prime sfide arrivarono dalla Gran Bretagna nel 1870 e nel 1871. Erano anni nei quali un Challenger doveva affrontare un’impresa che oggi appare quasi impensabile: raggiungere New York attraversando l’Atlantico, oppure arrivare dai Grandi Laghi navigando con i propri mezzi.
Il New York Yacht Club avrebbe mantenuto il trofeo per 132 anni, dando vita alla più lunga striscia di vittorie nella storia dello sport.
In questo periodo la Coppa seguì l’evoluzione stessa della progettazione nautica: dalle golette ai cutter, fino alle leggendarie Classe J, protagoniste della cosiddetta Golden Age dell’America’s Cup.
Le guerre mondiali interruppero più volte la competizione, che riprese nel 1958 con una nuova rivoluzione: l’introduzione della Classe 12 Metri.
Anche in questo caso, la Coppa dimostrò una delle sue caratteristiche fondamentali: cambiare pelle per continuare a rappresentare il vertice della vela.
UNA COPPA CAPACE DI ATTRARRE RE, POLITICI E CELEBRITÀ
Fin dalla sua nascita, l’America’s Cup ha avuto un forte significato anche al di fuori dello sport.
Regine, re, principi, imprenditori e personalità dell’alta società hanno seguito da vicino le sfide per il trofeo. Dalla Regina Vittoria al Principe Alberto, da Edoardo VII a Giorgio V, fino a Re Harald V di Norvegia e al Principe Alberto di Monaco, la Coppa ha sempre esercitato un fascino particolare sulle élite internazionali.
A partire dagli anni Sessanta anche la politica iniziò a essere sempre più presente. John F. Kennedy e Jacqueline Kennedy Onassis furono tra i primi grandi personaggi pubblici a contribuire alla popolarità dell’evento, seguiti negli anni da presidenti e primi ministri come Ronald Reagan, George H.W. Bush e Bob Hawke.
Anche il mondo dello spettacolo e dello sport ha subito il fascino dell’America’s Cup: da Bing Crosby a Humphrey Bogart, da Tom Cruise a Cindy Crawford, Morgan Freeman e Russell Crowe, fino a campioni contemporanei come David Beckham, Max Verstappen e Stefanos Tsitsipas.
È anche questa trasversalità ad aver reso la Coppa qualcosa di più di una semplice regata.
1983: LA FINE DI UN’EPOCA
Per oltre un secolo nessuno era riuscito a sottrarre la Coppa al New York Yacht Club. Poi arrivò il 1983.
La sfida tra Australia II e Liberty segnò una svolta epocale. Gli australiani, guidati da John Bertrand e dal sindacato di Alan Bond, riuscirono a battere Dennis Conner per 4-3 grazie anche alla rivoluzionaria chiglia alata progettata dal team di Ben Lexcen.
L’Australia conquistò così il trofeo e pose fine a 132 anni di dominio americano.
La Coppa si trasferì a Perth, in Australia Occidentale, dove il celebre Fremantle Doctor e le dure condizioni dell’Oceano Indiano contribuirono a creare una nuova leggenda.
Per l’America’s Cup iniziava definitivamente l’era moderna.
IL DEED OF GIFT MATCH E LA RIVOLUZIONE TECNOLOGICA
La storia della Coppa è anche fatta di controversie.
Nel 1988 un nuovo Deed of Gift Match mise di fronte un gigantesco monoscafo di 90 piedi e un catamarano con scafi di appena 45 piedi. Ancora una volta Dennis Conner fu protagonista, riuscendo a riportare il trofeo a San Diego.
La vicenda finì anche nelle aule di tribunale di New York, ma contribuì a spingere ulteriormente la Coppa verso l’innovazione.
Negli anni successivi, la progettazione assistita dal computer, i nuovi materiali e lo studio aerodinamico e idrodinamico portarono le imbarcazioni verso livelli di sofisticazione sempre più elevati.
I velisti, parallelamente, iniziarono a trasformarsi in veri e propri atleti professionisti.
NUOVA ZELANDA E SVIZZERA: LA COPPA CAMBIA CONTINENTE
Nel 1995 arrivò un altro momento storico.
Team New Zealand conquistò l’America’s Cup e portò il trofeo ad Auckland. La vittoria diede il via a importanti interventi infrastrutturali destinati a lasciare un’eredità duratura alla città e al Paese.
Otto anni più tardi, nel 2003, la Coppa cambiò nuovamente proprietario.
Alinghi, il team svizzero guidato da Ernesto Bertarelli, conquistò il trofeo a Auckland e portò l’America’s Cup in Europa. La Svizzera rimane ancora oggi l’unico Paese europeo ad aver vinto la Coppa.
Un dato che racconta meglio di molti altri quanto sia difficile conquistare questo trofeo: nella sua storia, infatti, l’America’s Cup è stata vinta soltanto da quattro nazioni: Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda e Svizzera.
I KIWI E L’ERA DEL FOILING
La Coppa sarebbe stata nuovamente rivoluzionata a San Francisco nel 2013.
Gli AC72, giganteschi catamarani dotati di foil, portarono il concetto di foiling al centro della scena.
Emirates Team New Zealand riuscì per primo a raggiungere livelli di prestazione impensabili, arrivando a portarsi sull’8-1 contro Oracle Team USA. Sembrava finita.
Invece iniziò una delle più incredibili rimonte della storia dello sport.
Oracle riuscì a recuperare fino al 8-8 e poi a conquistare la vittoria per 9-8, trasformando quella finale in una delle sfide più spettacolari mai viste in acqua.
L’America’s Cup era diventata definitivamente un laboratorio tecnologico capace di generare velocità e spettacolo.
I CYCLOR E IL RITORNO DELLA COPPA IN NUOVA ZELANDA
A Bermuda, nel 2017, Emirates Team New Zealand introdusse un’altra innovazione destinata a lasciare il segno: i cyclor, uomini impegnati a produrre energia attraverso speciali biciclette al posto dei tradizionali grinder.
La scelta si rivelò vincente.
I Kiwi conquistarono nuovamente la Coppa e, con l’introduzione degli AC75, aprirono un’altra fase della storia della competizione.
I grandi monoscafi foiling hanno portato l’America’s Cup verso velocità e livelli di controllo mai raggiunti prima, fino al dominio di Emirates Team New Zealand, capace di vincere tre edizioni consecutive: Bermuda, Auckland e Barcellona.
AC75, AC40 E IL FUTURO DELLA COPPA
Oggi l’AC75 rappresenta il vertice tecnologico della vela da competizione. Un’imbarcazione capace di combinare idrodinamica, aerodinamica, elettronica, materiali compositi e capacità atletiche dell’equipaggio.
Ma il futuro dell’America’s Cup passa anche dall’AC40, una piattaforma più piccola pensata per sviluppare nuove competenze e avvicinare alla Coppa le generazioni future.
La crescita non riguarda però soltanto la tecnologia.
Nel 2024 sono tornate la Youth America’s Cup e la prima Women’s America’s Cup, aprendo ufficialmente una nuova fase nella storia della competizione.
E nel prossimo appuntamento di Napoli, nel 2027, il mondo della vela sarà chiamato a scrivere un’altra pagina importante, con la componente femminile sempre più integrata nel percorso verso il massimo livello della competizione.
175 ANNI DI INNOVAZIONE
Nel 1851 una velocità di otto o nove nodi poteva essere considerata straordinaria.
Oggi le barche dell’America’s Cup hanno superato i 55 nodi, una velocità di oltre 100 chilometri orari raggiunta sull’acqua.
In 175 anni sono cambiate le barche, i materiali, le vele, i sistemi di progettazione, gli atleti e persino il modo di vivere una regata.
Ma una cosa è rimasta immutata: la ricerca del limite.
È probabilmente questa la più grande eredità dell’America’s Cup. La capacità di trasformare ogni nuova sfida in un’occasione per innovare, spingendo la tecnologia e la vela sempre un po’ più avanti.
E guardando al futuro, il messaggio resta quello pronunciato da Dennis Conner, uno degli uomini che più di tutti hanno segnato la storia della Coppa, quando gli venne chiesto quali fossero gli ingredienti per vincere:
“Dedizione totale all’impegno preso. I tre ingredienti fondamentali per vincere restano gli stessi: atteggiamento, atteggiamento, atteggiamento”.
John Cox Stevens, probabilmente, avrebbe condiviso ogni parola.
Dalla piccola brocca d’argento del 1851 ai monoscafi volanti dell’era moderna: 175 anni dopo, l’America’s Cup continua a inseguire il futuro.



