Superyacht, Trieste punta in alto: Porto Vecchio al centro del progetto per una marina in porto franco

La nautica di grandi dimensioni può diventare un nuovo motore per l’economia della Venezia Giulia. Al convegno organizzato da Barcolana e Camera di Commercio, cantieristica, refitting e progettazione indicano le opportunità di sviluppo, con l’ipotesi di un marina in Porto Vecchio dotato di regime di porto franco.

Trieste vuole rafforzare il proprio ruolo nel mercato internazionale dei superyacht, puntando su cantieristica, refitting, progettazione e servizi dedicati alle grandi imbarcazioni a vela e a motore. Una delle opportunità più interessanti emerse durante il convegno “SuperYacht: un nuovo target di mercato per l’industria nautica della Venezia Giulia”, organizzato da Barcolana e dalla Camera di Commercio Venezia Giulia nell’ambito della Barcolana58 presented by Generali, riguarda la possibilità di realizzare una marina nautica nel Porto Vecchio con la disciplina fiscale del porto franco.

Un progetto che, se sviluppato, potrebbe rappresentare un elemento distintivo nel panorama europeo e contribuire a ridefinire l’offerta di Trieste per gli armatori internazionali. L’obiettivo è costruire un sistema integrato capace di accompagnare le grandi imbarcazioni lungo tutto il loro ciclo di vita: dalla progettazione alla costruzione, dalla manutenzione ai servizi per equipaggi e armatori.

Superyacht, un mercato internazionale in crescita

A delineare le dimensioni del comparto è stato Gianluca Fenucci, presidente di Trieste Shipyards. Secondo i dati presentati durante l’incontro, l’Italia occupa il primo posto mondiale per ordini di superyacht, con 568 unità in costruzione su un totale di 1.093, pari al 52% del mercato. La flotta mondiale cresce del 3,3% all’anno, mentre in Italia soltanto il 2% dei posti barca è attrezzato per accogliere imbarcazioni superiori ai 24 metri.

Numeri che evidenziano un potenziale di sviluppo significativo, soprattutto per i territori in grado di mettere a disposizione infrastrutture adeguate, competenze tecniche e servizi specializzati.

Per Fenucci, Trieste possiede le caratteristiche per inserirsi in questa filiera, a partire dalla disponibilità di aree portuali e dalla presenza di professionalità consolidate. Un percorso che ha già iniziato a concretizzarsi con Trieste Shipyards, il nuovo cantiere del Gruppo Samer dedicato ai megayacht, partecipato da Friulia e Yachting Expertise e presentato nelle scorse settimane.

Cantieristica e refitting: il porto industriale come punto di partenza

Tra le aree individuate per lo sviluppo del settore c’è il porto industriale lungo il canale navigabile, dove operano già realtà specializzate e dove nascerà il nuovo cantiere.

Enrico Samer, presidente di Samer & Co. Shipping, ha ricordato il percorso del gruppo, già impegnato da decenni nell’assistenza ai megayacht attraverso Trieste Yacht Service. Con Trieste Shipyards, l’attività compie un ulteriore passo verso la costruzione di grandi imbarcazioni.

«Abbiamo scelto il canale navigabile perché lì ci sono già le infrastrutture adatte. Il porto industriale ha tutto per diventare il cuore di questa filiera, insieme alle realtà che già vi operano», ha spiegato Samer, sottolineando come il gruppo punti a evolvere da fornitore di spazi e servizi logistici a costruttore.

Anche il refitting rappresenta un’opportunità concreta. Marino Quaiat, CEO di Quaiat Yard e della Rete d’impresa TRS – Trieste Refitting System, ha evidenziato come la città sia già entrata nei radar degli operatori internazionali: attualmente a Trieste si trovano quattro megayacht, per un valore complessivo stimato in un miliardo e mezzo di euro.

«In questa nicchia di mercato si comincia a parlare di Trieste, ed è un indicatore importante per la città e per gli investimenti nel settore», ha osservato Quaiat.

Costruzione e manutenzione delle grandi imbarcazioni offrono prospettive di lungo periodo, ma per consolidare questa posizione servono ulteriori spazi di ormeggio e servizi capaci di rispondere alle esigenze di comandanti ed equipaggi, soprattutto durante i periodi di refitting invernale.

Porto Vecchio e porto franco: una possibile opportunità distintiva

Il tema degli approdi si lega direttamente all’ipotesi di una nuova marina nel Porto Vecchio, con la possibilità di beneficiare della disciplina fiscale del porto franco. Si tratta di una prospettiva che potrebbe ampliare l’attrattività della città nei confronti degli armatori e integrare l’offerta esistente con servizi specificamente progettati per le imbarcazioni di grandi dimensioni.

La proposta si inserisce in una strategia più ampia: fare di Trieste non soltanto un luogo di transito e ormeggio, ma una destinazione per la manutenzione, la gestione e la permanenza dei superyacht, con ricadute sulle imprese della filiera e sull’economia turistica.

La sua realizzazione richiederebbe naturalmente approfondimenti sul piano infrastrutturale, operativo e normativo. Il potenziale indicato durante il convegno, tuttavia, mette al centro una questione strategica: la capacità di offrire agli armatori un sistema di servizi a terra competitivo rispetto agli altri porti del Mediterraneo.

Progettazione e innovazione: il valore delle competenze triestine

La filiera dei superyacht non si esaurisce nei cantieri. Una componente essenziale è rappresentata dalla progettazione, ambito nel quale Trieste può già contare su competenze riconosciute a livello internazionale.

Roberto Mento, amministratore delegato di NavalHEAD, ha illustrato l’evoluzione di un mercato che richiede imbarcazioni sempre più grandi, complesse e personalizzate. La società triestina conta 22 progetti attivi, di cui 11 relativi a imbarcazioni oltre i 40 metri, con un portafoglio distribuito tra Italia ed estero, soprattutto Taiwan e Turchia.

Negli ultimi cinque anni, oltre il 60% degli armatori finali delle imbarcazioni sviluppate attraverso i progetti di NavalHEAD è stato statunitense. Una domanda internazionale che premia soluzioni su misura, maggiore tecnologia e impianti sempre più sofisticati.

«Un 70 metri non è un 35 metri moltiplicato per due, è un oggetto diverso», ha sottolineato Mento, richiamando l’aumento della complessità progettuale e la necessità di disporre di risorse, competenze e strumenti adeguati.

NavalHEAD prevede di arrivare entro la fine del 2026 a 23 persone tra ingegneri e tecnici, affiancate da una rete consolidata di consulenti e studi specialistici.

«Trieste ha un valore aggiunto: una cultura tecnica e scientifica legata profondamente al mare e una tradizione navale che fa parte della sua storia e della sua identità», ha spiegato Mento. «Città di mare e città di scienza: l’unione di queste due anime è vincente per lo sviluppo del settore sul territorio. Per questo progettiamo da qui».

Anche la vela guarda ai maxi yacht

La crescita delle dimensioni delle imbarcazioni interessa anche il segmento della vela, sebbene rappresenti una quota più contenuta del mercato. Maurizio Cossutti, yacht designer friulano con oltre trent’anni di esperienza, ha definito questo comparto «la nicchia della nicchia»: dei poco più di mille superyacht in ordine a livello mondiale, soltanto il 6,5% è a vela.

I segnali di evoluzione, tuttavia, non mancano. Swan, marchio del gruppo Sanlorenzo, sta costruendo un 44 metri in alluminio e guarda a ulteriori progetti da 50 metri e oltre. In Croazia, a Trogir, è inoltre in costruzione una barca a vela di 140 metri, destinata a collocarsi tra le più grandi al mondo.

La tendenza verso dimensioni sempre maggiori potrebbe tradursi in nuove opportunità per le attività di manutenzione e refitting, ambito nel quale Trieste punta a sviluppare una specializzazione.

Il foil non è una moda: le ricadute tecnologiche su tutta la nautica

Un altro fronte di innovazione è quello della vela foiling, protagonista di circuiti come America’s Cup e SailGP. Andrea Tesei, velista impegnato in entrambe le realtà, ha evidenziato come le tecnologie sviluppate per le imbarcazioni più avanzate possano progressivamente estendersi ad altri segmenti della nautica.

«Il foil è qui per restare. Fa parte di questo mercato e va considerato un trend che si espanderà», ha dichiarato Tesei.

Le barche tradizionali continueranno ad avere un proprio spazio, ma l’evoluzione tecnologica porterà a una diffusione crescente di soluzioni legate all’idraulica e alla meccatronica. Un trasferimento di competenze che può interessare non soltanto la vela da competizione, ma anche la progettazione e la costruzione di imbarcazioni da diporto sempre più sofisticate.

Regione e Camera di Commercio: fare sistema per crescere

Il rafforzamento della nautica da diporto è stato indicato anche tra gli obiettivi delle istituzioni regionali. Sergio Emidio Bini, assessore alle Attività produttive e al Turismo del Friuli Venezia Giulia, ha ribadito l’impegno della Regione a sostenere il settore attraverso infrastrutture, competenze e supporto alle start-up.

«Il nostro obiettivo è valorizzare l’ecosistema della produzione nautica, collegandolo a quello turistico per sviluppare l’incoming legato a questo settore», ha affermato Bini.

Manlio Romanelli, componente della Giunta della Camera di Commercio Venezia Giulia, ha ricordato lo studio realizzato nel 2025 con il supporto di Uniontrasporti per valutare le opportunità legate al turismo diportistico e al comparto dei megayacht, in sinergia con la Regione.

Il lavoro ha individuato strategie per la creazione di un Distretto Eco-Nautico in Friuli Venezia Giulia, puntando sul patrimonio di infrastrutture portuali, sulla specializzazione della cantieristica e sulla necessità di rafforzare la rete dei servizi a terra.

«Si tratta di settori chiave dell’economia del mare», ha evidenziato Romanelli, richiamando l’importanza di rendere il territorio sempre più competitivo rispetto agli altri porti del Mediterraneo dedicati ai megayacht.

A portare il saluto di Barcolana è stato il vicepresidente Dean Bassi, che ha sottolineato il ruolo della manifestazione nella promozione internazionale della città e del suo sistema nautico.

«Barcolana si è da tempo assunta il compito di promuovere Trieste su una scala internazionale, costruendo un racconto che comprende lo sviluppo del settore nautico della città», ha dichiarato Bassi. «Trieste è la casa di Barcolana, e Trieste deve cogliere tutte le opportunità su questo mercato e in questa industria perché ne ha tutte le capacità, che devono fare ancora più rete».

La sfida, dunque, è trasformare le competenze già presenti in un sistema coordinato, capace di attrarre investimenti, armatori e nuove attività. In questo scenario, la nautica di grandi dimensioni può diventare una leva per lo sviluppo industriale e turistico della Venezia Giulia, mentre l’ipotesi di una marina in Porto Vecchio con disciplina di porto franco rappresenta una delle prospettive più ambiziose emerse dal confronto.

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