Al 66° Salone Nautico Internazionale la XII Conferenza Nazionale sul Turismo Costiero e Marittimo. Il ministro Mazzi: “Il turismo nautico va valorizzato come leva strategica per portare il turismo in tutta Italia e durante tutto l’anno”
Integrare porti e territori, investire in infrastrutture e servizi, semplificare le procedure e riconoscere al turismo nautico un ruolo centrale nelle politiche industriali e turistiche nazionali. Sono questi i principali temi emersi dalla XII Conferenza Nazionale sul Turismo Costiero e Marittimo, svoltasi al 66° Salone Nautico Internazionale di Genova e organizzata da Federturismo Confindustria, Confindustria Nautica e Assomarinas.
Al centro del confronto il ruolo dell’Economia del Mare come motore di crescita per il Paese e la necessità di superare una visione settoriale del comparto, mettendo in relazione nautica, portualità, turismo, cultura, mobilità, ospitalità ed enogastronomia.
Alla conferenza hanno partecipato Mario Zanetti, Presidente Delegato di Confindustria per l’Economia del Mare, Piero Formenti, Presidente di Confindustria Nautica, Massimo Caputi, Presidente di Federturismo Confindustria, Giovanni Acampora, Presidente di Assonautica Italiana, e Roberto Perocchio, Presidente di Assomarinas. Le conclusioni sono state affidate al Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi.
Mazzi: “Il mare è una vera infrastruttura economica”
Nel suo intervento, il ministro Mazzi ha sottolineato la rilevanza strategica del mare e della nautica per il sistema turistico italiano.
“Per l’Italia il mare è una vocazione. Con oltre 8 mila chilometri di coste, non è soltanto una straordinaria risorsa naturale, ma una vera infrastruttura economica e una componente fondamentale dell’economia del turismo”.
Secondo il ministro, la nautica rappresenta un settore in grado di generare ricchezza, occupazione e ricadute diffuse sui territori. Da qui la necessità di costruire un sistema integrato nel quale mare, nautica e territori diventino parte di un’unica esperienza italiana, puntando su qualità dell’accoglienza, innovazione, sostenibilità, infrastrutture, accessibilità e digitalizzazione.
Mazzi ha inoltre richiamato la necessità di intervenire sulla semplificazione normativa e sulla riduzione della burocrazia, sottolineando come molte delle richieste avanzate dalla filiera siano concrete e realizzabili.
“Il turismo nautico va valorizzato come leva strategica per distribuire i flussi turistici in tutta Italia e durante tutto l’anno”.
Un’opportunità importante, secondo il ministro, è rappresentata anche dall’America’s Cup, definita una “vetrina internazionale” per il Paese.
Economia del Mare, 224,9 miliardi di euro di valore
I numeri presentati durante la conferenza confermano il peso crescente dell’Economia del Mare. Il comparto vale 224,9 miliardi di euro, pari all’11,4% del PIL italiano, e coinvolge oltre 1,13 milioni di occupati diretti.
Si tratta inoltre di una filiera caratterizzata da un significativo effetto moltiplicatore: per ogni euro prodotto direttamente dall’Economia del Mare, vengono attivati ulteriori 1,8 euro nel resto dell’economia.
“Per noi il turismo è industria, perché crea valore attraverso una pluralità di filiere e genera ricadute sempre più importanti per il Paese”, ha evidenziato Mario Zanetti, Presidente Delegato di Confindustria per l’Economia del Mare.
Zanetti ha ricordato anche il peso della crocieristica: nel 2026 i porti italiani movimenteranno oltre 15 milioni di crocieristi, con quasi 6.000 approdi in 60 porti, generando circa 18 miliardi di euro di valore.
La sfida, ha sottolineato, è trasformare questa crescita in una strategia industriale di lungo periodo, puntando su destagionalizzazione, digitalizzazione, competitività e nuove competenze.
Porti e territori devono diventare un unico sistema
Per Massimo Caputi, Presidente di Federturismo Confindustria, il punto centrale è la capacità di trasformare il traffico turistico in valore diffuso.
“La sfida non è soltanto portare più turisti sulle nostre coste, ma creare più valore e distribuirlo sui territori”.
Il mare deve quindi diventare una vera porta d’accesso al territorio, collegando porti e città, nautica e ospitalità, mobilità e cultura, sport ed enogastronomia, coste ed entroterra.
Una strategia che può contribuire anche a contrastare la concentrazione dei flussi turistici nei periodi di maggiore affluenza e nelle destinazioni più conosciute.
“Fare squadra per trasformare le opportunità in crescita”
Sulla necessità di una maggiore collaborazione tra istituzioni e imprese è intervenuto anche Giovanni Acampora, Presidente di Assonautica Italiana.
“Fare squadra e parlare con un’unica voce è la vera forza del sistema”.
Per Acampora, l’Economia del Mare rappresenta un esempio concreto della capacità di mettere in rete imprese, territori e occupazione, contribuendo anche a ridurre gli squilibri territoriali tra Nord e Sud.
L’obiettivo è costruire una rete di accoglienza capace di valorizzare le eccellenze italiane, dal turismo all’agroalimentare, dall’artigianato al comparto alberghiero.
Turismo nautico, in Italia vale 5,7 miliardi di euro
Particolarmente significativo il dato presentato da Confindustria Nautica. La prima edizione dello studio Yachting Tourism and Economic Contribution, realizzato da Deloitte per Confindustria Nautica, ha quantificato in 5,7 miliardi di euro l’impatto economico del turismo nautico in Italia.
Di questi, 2,1 miliardi di euro derivano direttamente dalla spesa turistica a terra.
Numeri che, secondo il presidente di Confindustria Nautica Piero Formenti, dimostrano come la nautica sia un potente attivatore di altre filiere dell’economia italiana.
“La sfida ora è aumentare la capacità del Paese di intercettare e trattenere questo valore, attraverso infrastrutture adeguate, servizi qualificati e una maggiore integrazione tra porti e territori”.
Formenti ha quindi ribadito la necessità che il turismo nautico entri a pieno titolo nelle politiche industriali e turistiche nazionali, trasformando gli approdi in vere porte di accesso ai territori.
Porti turistici, cresce la domanda di ormeggi
Anche la portualità turistica conferma segnali positivi. Secondo l’indagine Assomarinas-Federturismo, la domanda di ormeggi stanziali cresce mediamente del 2,9%, mentre aumentano la presenza dei superyacht e il transito delle grandi unità internazionali, soprattutto nel comparto charter.
In crescita anche rimessaggio, refitting, alaggio e varo, sostenuti dall’aumento della dimensione media delle imbarcazioni e dalla vivacità del mercato dell’usato.
Per il 2027, Assomarinas prevede una stabilizzazione della domanda di ormeggi stanziali, accompagnata però da una persistente vivacità dei transiti legati al charter e ai superyacht internazionali.
Per consolidare questa crescita, ha spiegato il presidente Roberto Perocchio, servono però interventi normativi, a partire dall’aggiornamento della legge speciale per i porti turistici (DPR 509/97) e dalla classificazione catastale in E1 delle strutture per la nautica.
Una politica industriale per il mare
Dalla conferenza è emersa dunque una richiesta chiara: costruire una vera politica industriale del mare, capace di mettere a sistema competenze, investimenti e infrastrutture e di creare connessioni tra le diverse filiere.
Il turismo nautico può rappresentare uno degli strumenti attraverso cui l’Italia può destagionalizzare i flussi, distribuire la spesa turistica sul territorio e valorizzare destinazioni costiere ed entroterra.
La sfida, ora, sarà trasformare i numeri e le potenzialità dell’Economia del Mare in politiche concrete, facendo in modo che la ricchezza generata dalla nautica e dal turismo marittimo rimanga sempre più a beneficio dei territori.




