Incendio e affondamento dello yacht al largo di Cavallino-Treporti: prosegue il monitoraggio della Guardia Costiera, al via il recupero del relitto

Nessuna criticità ambientale significativa dopo l'affondamento dell'imbarcazione. Attivate immagini satellitari EMSA e in arrivo i sommozzatori della Guardia Costiera per pianificare il recupero.

Proseguono senza sosta le operazioni coordinate dalla Guardia Costiera – Capitaneria di porto di Venezia dopo l’incendio e il successivo affondamento dello yacht avvenuto nella giornata di ieri, a circa cinque miglia al largo di Cavallino-Treporti. L’obiettivo resta quello di garantire la sicurezza della navigazione, monitorare costantemente le condizioni ambientali e predisporre il recupero del relitto nel pieno rispetto delle norme a tutela del mare.

Sin dalle prime fasi dell’emergenza, la Sala Operativa della Guardia Costiera di Venezia ha coordinato tutte le attività in mare, assicurando il collegamento tra le unità navali impegnate, gli enti coinvolti e la società specializzata Castalia, incaricata degli interventi di prevenzione e contenimento dell’inquinamento.

Monitoraggio continuo: nessuna traccia significativa di idrocarburi

Già nella giornata di ieri il personale imbarcato sull’unità disinquinante ECO LAGUNA 4FZ di Castalia ha posizionato panne galleggianti nell’area dell’affondamento per contenere eventuali sversamenti di sostanze inquinanti. Parallelamente, le motovedette della Guardia Costiera hanno pattugliato costantemente lo specchio d’acqua interessato, verificando l’eventuale presenza di fenomeni di iridescenza superficiale.

Le verifiche, effettuate anche con l’impiego delle termocamere in dotazione ai mezzi navali, non hanno evidenziato presenze significative di idrocarburi.

Le attività di controllo sono proseguite anche oggi, fin dalle prime ore del mattino, con il mantenimento delle panne galleggianti e il costante monitoraggio dell’area insieme al personale specializzato di Castalia. Al momento non emergono criticità ambientali rilevanti, ma la vigilanza continuerà fino alla completa messa in sicurezza del relitto.

Immagini satellitari EMSA per rafforzare il controllo ambientale

Per ampliare ulteriormente il sistema di sorveglianza, la Guardia Costiera ha richiesto, tramite il Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di porto, il supporto dell’European Maritime Safety Agency (EMSA), che fornirà immagini satellitari dell’area interessata.

L’analisi dei dati satellitari consentirà di individuare e georeferenziare con precisione eventuali tracce di idrocarburi presenti in superficie, integrando così il monitoraggio effettuato direttamente in mare.

In arrivo i sommozzatori della Guardia Costiera per il recupero

Nel frattempo è iniziata la pianificazione delle operazioni di recupero dello yacht affondato.

La Capitaneria di porto di Venezia ha disposto l’intervento del Nucleo Subacquei della Guardia Costiera di San Benedetto del Tronto, che effettuerà un’ispezione tecnica sul relitto, adagiato su un fondale di circa 15 metri.

I sommozzatori dovranno verificare lo stato strutturale dello scafo e dei serbatoi, accertare l’eventuale presenza di carburante residuo ancora a bordo e raccogliere tutti gli elementi necessari per definire le modalità operative del recupero.

L’intervento verrà successivamente eseguito con mezzi specializzati sotto il coordinamento della Capitaneria di porto di Venezia, adottando tutte le misure necessarie per garantire la tutela dell’ambiente marino.

Attivate anche le procedure amministrative

Restano inoltre pienamente operative le misure amministrative già adottate nella giornata di ieri. La Capitaneria di porto di Venezia ha infatti diffidato i due diportisti coinvolti ai sensi dell’articolo 12 della legge 31 dicembre 1982, n. 979, attivando contestualmente il piano antinquinamento locale.

Come previsto dalla normativa vigente, tutte le spese sostenute dall’Amministrazione per le attività di monitoraggio ambientale, disinquinamento, messa in sicurezza e recupero del relitto saranno successivamente poste a carico dei soggetti responsabili.

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