L’Associazione dei porti turistici denuncia lo stanziamento di fondi “a pioggia” destinati solo agli enti pubblici: rischio distorsioni del mercato, concorrenza alterata e nessun sostegno agli operatori privati
Assomarinas, l’Associazione Italiana Porti Turistici aderente a Confindustria Nautica e Federturismo, esprime profondo sconcerto e ferma critica nei confronti del recente provvedimento governativo che destina decine di milioni di euro esclusivamente agli enti pubblici per investimenti nelle strutture di attracco dedicate al turismo nautico.
Pur riconoscendo l’impegno del Ministero del Mare nel reperire risorse per il settore, l’Associazione evidenzia come la misura ignori completamente le imprese private, che rappresentano il vero pilastro dell’economia della portualità turistica italiana. Proprio queste imprese, negli ultimi decenni, hanno costruito una rete di porti turistici apprezzata a livello internazionale, ma oggi faticano a mantenere competitività a causa di politiche ritenute miopi e penalizzanti.
Il ruolo strategico delle imprese private
Secondo Assomarinas, i porti turistici gestiti da operatori privati sono tra i principali moltiplicatori di occupazione e investimenti dell’economia del mare, generando Valore Sociale Aggiunto a due cifre, misurato secondo i criteri europei di contabilità sociale. Un comparto che, pur nelle dimensioni contenute, riesce ad attrarre economia, turismo e sviluppo territoriale.
Risulta quindi incomprensibile, sottolinea l’Associazione, l’esclusione totale degli operatori privati da un provvedimento che avrebbe dovuto sostenere chi ha investito nella portualità turistica negli ultimi trent’anni, affrontando crisi profonde: dal crollo finanziario del 2008–2010 alla tassa sulle imbarcazioni introdotta dal Governo Monti, fino ai lockdown pandemici e alle recenti emergenze meteomarine.
Rischi economici e distorsioni della concorrenza
L’intervento pubblico così concepito solleva numerose criticità economiche e operative. In primo luogo, vi è il rischio concreto che gli enti pubblici investano prevalentemente in aree già ad alta vocazione turistica, dove il sostegno statale risulta superfluo, trascurando invece territori con elevata domanda sociale ma minore sostenibilità economica immediata.
Inoltre, la scelta di finanziare esclusivamente soggetti pubblici potrebbe alterare la concorrenza nazionale, con effetti negativi anche sulla competitività mediterranea e internazionale. Molti enti pubblici, pur dotati di competenze amministrative di alto livello, non dispongono delle skill imprenditoriali e delle relazioni internazionali indispensabili per la gestione efficiente di infrastrutture complesse come i porti turistici.
Assomarinas evidenzia anche il rischio di pratiche distorsive, come l’auto-concessione delle aree demaniali seguita da sub-concessioni a terzi, trasformando l’investimento pubblico in un semplice arbitraggio sui canoni demaniali anziché in una reale creazione di valore. Una prassi già censurata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), con potenziali effetti negativi su gettito fiscale, occupazione e finanze pubbliche.
Il pericolo di interventi frammentati
Le risorse stanziate, seppur rilevanti, rischiano inoltre di essere disperse in micro-interventi inefficaci, incapaci di produrre quel salto di qualità necessario alla competitività del sistema costiero nazionale.
Da anni Assomarinas sostiene che la priorità non sia la costruzione di nuove strutture, ma il recupero, l’efficientamento e l’ampliamento dei porti esistenti, secondo una logica di rigenerazione del patrimonio portuale. Modernizzazione tecnologica, sicurezza nautica, resilienza climatica e digitalizzazione rappresentano oggi le vere urgenze del comparto, evitando ulteriore consumo di mare e di costa.
Le promesse mancate del Piano del Mare
La delusione del settore è amplificata dal fatto che le audizioni di Assomarinas presso il CIPOM – Comitato Interministeriale delle Politiche del Mare sembravano indicare una direzione diversa. Il Piano del Mare, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, riconosce la necessità di migliorare la competitività fiscale e regolatoria delle imprese portuali turistiche, ma a tali principi non sono seguiti atti concreti.
Restano aperti nodi cruciali:
- i contenziosi sui canoni previsti dalla legge 296/2006;
- il reintrodotto aumento del 25% dei canoni 2023, già annullato dal TAR Lazio;
- la mancata definizione dell’inquadramento catastale in categoria E1 per i porti turistici;
- l’assenza di riforme sul DPR 509/97 e di semplificazioni per i dragaggi, ancora ostacolati da iter complessi.
La voce di Assomarinas
«Siamo profondamente delusi per la scarsa attenzione riservata alle centinaia di imprenditori che hanno fatto la storia della portualità turistica italiana», dichiara Roberto Perocchio, presidente di Assomarinas.
«Chiediamo al Governo un cambio di rotta: meno contributi a pioggia e più politiche strutturali a sostegno di chi investe e rischia ogni giorno sul campo. Solo così il turismo nautico potrà continuare a generare valore, occupazione e competitività internazionale».


