E se il Bucintoro rinascesse così?

 

Velaveneta vi aveva ricordato qualche tempo fa la storia del “Bucintoro”,  quello che sarebbe dovuto diventare lo yacht di Raul Gardini, ma che una serie di sfortunate vicende lo hanno fatto diventare uno scafo fantasma, che da anni giace nelle banchine di Porto Marghera. (Qui ritrovate il nostro articolo, con tanto di foto e video)

Oggi vi vogliamo raccontare la storia di due giovani designer, Giovanni Berati e Jacopo Pedrona che si sono interessati al progetto, facendolo diventare parte integrante della loro tesi di laurea. Ne hanno ricostruito l’intera storia, contattando i progettisti dell’epoca e sviluppando un innovativo progetto di recupero/Concept sulla base delle linee d’acqua originarie dello scafo.

Il progetto di tesi li ha visti impegnati per 6 mesi alla costante ricerca di materiale per poter sviluppare un progetto coerente alle nostre idee. I due si sono basati sull’ideale iniziale di Raul Gardini di avere una barca in grado di compiere il giro del mondo. Questo li ha portati a pensare ad alcune soluzioni per conferirle un carattere più affine all’explorer Yacht ma in grado di offrire tutti i comfort necessari. L’idea è stata quella di creare un “Sailing Explorer Yacht” che possa ospitare a bordo eventi di vario tipo grazie agli ampi saloni interni sviluppati su più ponti.

Lo stato attuale del Bucintoro

D: Da cosa vi è nata l’idea di scrivere una tesi su Il Bucintoro?

R: Nel decidere il tema e l’argomento specifico di tesi, abbiamo fatto un’attenta indagine su ciò che viene creato oggi giorno in un periodo fiorente per la nautica italiana che si sta rialzando dalla crisi che l’ha colpita in passato. Stanno nascendo tanti interessanti studi che si presentano sul mercato con stili e tecnologie all’avanguardia, proponendo concept futuristici e linee sempre più accattivanti. Questo periodo estremamente fiorente per la nautica, ha riportato ad alti livelli la produzione di scafi in fibra e non, lasciandosi alle spalle innumerevoli progetti sparsi per il territorio che avrebbero ancora del potenziale ma che purtroppo giacciono abbandonati o ancor peggio solo su carta senza essere mai stati realizzati.

Siamo stati colpiti proprio da questo, dalla quantità di progetti e scafi rimasti in sospeso nel periodo della crisi o prima di essa quando ancora il mercato aveva un alto potenziale. Cosa fare dunque? Cosa scegliere e soprattutto come scegliere, sulla base di quali idee o informazioni? Fortunatamente proveniamo entrambi da territori famosi sia in passato che tutt’ora per la cantieristica d’eccellenza, dunque perchè non sfruttare quest’occasione valorizzando qualcosa già presente nel nostro territorio? Da qui è scattata la ricerca di uno scafo a vela che avesse le specifiche e le caratteristiche adatte ad un progetto di tesi. Qualcosa di incompleto, con una forte storia alle spalle o con delle problematiche da risolvere in un nuovo ipotetico progetto.

Ci venne in mente la storia del Moro di Venezia che accomunò i territori Veneziani con quelli Romagnoli, in particolare la città di Ravenna, quartier generale di Raul Gardini da sempre grande appassionato velista che portò la vela nelle case degli italiani facendoli sognare ai tempi della Louis Vuitton cup del 1992.  Ci siamo ricordati di un progetto sviluppato presso i cantieri Tencara di Porto Marghera dopo le gloriose campagne di coppa America, commissionato dallo stesso Gardini. Si trattava di un Ketch a vela di 61.50 mt costruito in fibre speciali con le avanzatissime tecnologie impiegate dai cantieri Tencara, frutto della grande esperienza acquisita sugli scafi da regata e sugli off-shore.

L’ambizioso progetto prevedeva numerosi spazi per gli ospiti, ampi saloni, aree relax esterne e tutti i migliori comfort possibili ed immaginabili su di una barca. Doveva in assoluto essere lo Yacht a vela più bello del mondo, grazie anche alle tecnologie impiegate in quegli anni, in cui le fibre speciali stavano prendendo sempre più piede ma nell’ambito delle competizioni, visti i costi produttivi. Il progetto inoltre, era molto innovativo perché la sfida nella costruzione di uno Yacht in fibra di quelle dimensioni, non era ancora stata lanciata da nessuno. Sarebbe dovuto diventare lo Yacht privato di Gardini se non fosse per la tragica morte avvenuta una volta terminata la costruzione dello scafo.

D:Quali materiali originali siete riusciti a trovare?

R: Siamo riusciti a contattare i progettisti dell’epoca, lo studio Argentino “German Fres” (si occupò della parte ingegneristica) e lo studio Londinese “Adrew Winch Design” (Interior & exterior Design). Si sono dimostrati estremamente disponibili a fornirci il materiale di partenza per lo svolgimento della tesi, confessandoci il dispiacere provato nel non aver visto completato un progetto così interessante. Siamo entrati in contatto anche con la “Ambient Creative”, compagnia inglese che si occupò di tutta la strategia di marketing nel tentativo di vendere lo scafo ad un’esposizione specificatamente creata a Fort Lauderdale in Florida. L’agenzia di marketing si occupò anche di tutte le brochure dedicate al Bucintoro.

Abbiamo poi intervistato un amico di famiglia, (Ex meccanico presso i cantieri Tencara di Porto Marghera). Egli ci ha fornito copia delle brochure con l’intera descrizione del progetto originario, raccontandoci aneddoti sulla costruzione e caratteristiche della barca.

D: A cosa vi siete ispirati per il vostro concept?

R: Grazie alla grande quantità di dati raccolti e alla gentilezza e l’interesse che ancora vi sono dietro questo progetto ci è stato possibile fare più chiarezza e capire quale potesse essere per noi il punto di partenza.  Il progetto sin dalle fasi iniziali suscitò molto interesse per tutto il mercato nautico del tempo in quanto vi erano impegnati alcuni dei progettisti più all’avanguardia dell’epoca e soprattutto perchè risultava essere molto innovativo sia dal punto di vista tecnologico che concettuale.

Gardini ci aveva visto lungo, e aveva fondato la sua idea di yacht personale su due semplici ma efficaci concetti attorno cui si basa la progettazzione, la FORMA e la FUNZIONE, proponendo un progetto che tutt’oggi risulta attuale e rivoluzionario. La funzione del Bucintoro era di pubblicizzare i Cantieri Tencara attirando l’attenzione tramite questo grande prototipo dalle linee futuristiche in grado di ospitare grandi eventi e serate di gala.

Esso anticipava ed impressionava il pubblico di elìte del tempo proprio per la sua grande versatilità di trasformarsi da ottima imbarcazione per la navigazione e diventare anche un luogo per l’organizzazione di eventi esclusivi. Un concetto che era completamente anonimo al tempo e che tutt’ora risulta difficile da realizzarsi. Per quanto riguarda la sua forma, i progettisti impiegarano tutte le loro risorse per creare un’ eccellente imbarcazione in grado di svolgere il giro del mondo e quindi poter navigare anche per molti mesi come avrebbe voluto Gardini.

L’ispirazione proveniva proprio dalle barche precedentemente varate “ i Mori di Venezia”, dai quali derivano le linee d’acqua anche del Bucintoro. Le innovazioni non fuorono solo dal punto di vista nautico ma si inserirono anche nuove tecnologie riguardanti i materiali, fu il primo scafo di tali dimensioni realizzato in fibre speciali e vi fu un grande utilizzo del vetro per quanto riguarda la progettazione delle sovrastrutture.

Riprendendo il concetto di funzione originale abbiamo deciso di stravolgere ulteriormente quanto già era stato introdotto da Gardini dando una nuova funzione al Bvcintoro e creando qualcosa che oggi non è del tutto presente sul mercato nautico.  Da qui nasce l’idea di realizzare una barca eventi adibita ad ospitare mostre, aste, show cooking, eventi di moda, e partecipare anche a regate o boat show come barca sponsor o showroom e quindi poter accogliere alcuni dei brand più prestigiosi. Vi saranno grandi open space dedicati al pubblico ma che allo stesso tempo quando l’imbarcazione non partecipa ad alcun evento essa potrà essere utilizzata per charter grazie a numerose cabine per gli ospiti e sezioni della barca dedicate alla crew.

 

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