Partita la settima tappa, quella del mitico Capo Horn

 

Sole, vento intorno ai venti nodi e, come hanno fatto in tutte e dieci le occasioni in cui la regata ha visitato Auckland, moltissimo pubblico, decine di migliaia di persone uscite in mare per salutare i velisti . Ma questa non è una sorpresa, basti pensare che nel corso della sosta ad Auckland sono state più di 500.000 le persone che hanno affollato il Race Village nel famoso Viaduct Basin.

Domenica pomeriggio, nella notte italiana, la flotta di spettatori neozelandesi includeva kite-board, windsurfer, sup, kayak, derive e centinaia di barche a motore e a vela grandi e piccole, insieme al famoso vincitore della Whitbread Round the World Race Steinlager 2.

Gli spagnoli di MAPFRE, i leader della classifica generale, hanno ottenuto la partenza migliore e ha guidato la flotta sul percorso costiero nel Waitematā Harbour e verso l’Hauraki Gulf, tallonati da Dongfeng, Team Brunel con l’italiano Alberto Bolzan e Turn the Tide on Plastic, con la triestina Francesca Clapcich.

In perfetto stile classico degli albori della regata, la settima tappa della Volvo Ocean Race porterà i team a percorrere 7.600 miglia teoriche nell’Oceano Antartico, a doppiare il celeberrimo Capo Horn, prima di rientrare in Atlantico e concludere il loro viaggio a Itajaí, in Brasile.

“Stiamo partendo per una delle tappe più impegnative della regata.” Ha detto il neozelandese campione olimpico Peter Burling, che naviga su team Brunel e che in patria è considerato un eroe per aver riportato a casa la Coppa America la scorsa estate. “La sfida maggiore è l’aspetto della resistenza, perché bisogna sempre mantenere la stessa intensità in condizioni molto difficili… Sarà dura per tutti noi kiwi lasciare casa ma siamo tutti molto felici di navigare.”

La prima Zona di Esclusione dei Ghiacci, permetterà alle barche di spingersi fino a una latitudine di  59 gradi sud, entrando nei “Cinquanta Urlanti” dove il vento e le onde soffiano e si sviluppano senza alcun impedimento della terraferma, raggiungendo intensità e altezze sconosciute altrove. Sarà anche il freddo intenso ad accompagnare i velisti e la rotta porterà le barche a raggiungere il luogo più remoto del pianeta, Point Nemo, dove solo la stazione spaziale internazionale passa così vicina come la flotta della Volvo Ocean Race.

In questa tappa i sette team dovranno essere in grado di tenere un difficile equilibrio tra spingere al massimo e non rompere l’attrezzatura, perché come dice una famose frase in inglese per vincere prima bisogna arrivare. “E’ una parte del mondo dove a volte devi dimenticarti di essere in regata e pensare solo alla barca e ai tuoi compagni.” Ha spiegato lo skipper di Dongfeng, Charles Caudrelier. “E’ un luogo speciale, l’oceano meridionale, ci sono onde enormi, il vento è forte, bisogna stare attenti.”

I team vi entrano dopo aver lasciato l’ultima boa del percorso costiero, e le previsioni meteo parlano di un tratto di bolina con vento da est intorno ai 30 nodi, per doppiare la Coromandel Peninsula e il Capo est della Nuova Zelanda, prima di puntare  a sud alla ricerca dei sistemi depressioni che li spingeranno verso il mitico Capo Horn, che dovrebbero raggiungere fra 11 giorni, secondo le stime degli organizzatori.

Per la settima tappa organizzatori e partecipanti hanno deciso che non sarà disponibile lo strumento dello Stealth Mode, la modalità nascosta che permettere ai team di nascondersi alla vista degli avversari e del pubblico.

 

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