#Thisisnotmysail: Se questo è sport, questa non è la mia vela

Si è chiusa ieri, a Langkawi in Malesia, la 45esima edizione degli ISAF Youth Worlds 2015, i campionati mondiali giovanili organizzati dalla Federazione Internazionale (qui il post di velaveneta.it con tutti i risultati).

Se da una parte i numeri parlano di un edizione record con 425 atleti al via per 76 paesi rappresentati, la questione Israele lascerà senza dubbio diversi strascichi sulle modalità di assegnazione utilizzate dall’ISAF. Condizioni inaccettabili sarebbero infatti state poste allo stato di Israele per partecipare alla manifestazione, ed in ogni caso non prima di ventiquattro ore dalla partenza.

Secondo la fonte israeliana e quanto riportato nell’articolo firmato da Luca Bontempelli e pubblicato nel primo quotidiano sportivo italiano, “il visto sarebbe stato concesso dalle autorità malesi a fronte di condizioni evidentemente inaccettabili: nessuna possibilità di mostrare la bandiera con la stella di David su vele e divise e il divieto di suonare l’inno nazionale nel caso gli atleti israeliani avessero conquistato il titolo. Ipotesi quest’ultima non remota, dato che nell’ultima edizione dei mondiali giovanili Israele fu la terza nazione del medagliere complessivo alle spalle di Francia e Spagna. La decisione di Israele (stato con il quale la Malesia non ha rapporti diplomatici) ha avuto una profonda eco di indignazione soprattutto negli Stati Uniti. Kevin Burnham, campione olimpico (1992) e medaglia d’argento (2004) olimpica ha fatto sapere attraverso un social network che in assenza del ritiro della squadra americana dalla manifestazione avrebbe “restituito le proprio medaglie” chiedendo ai colleghi medagliati, di fare la stessa cosa.

 

No, questo non è sport, questa non è vela, questa non è la mia vela! Nel mirino il presidente della massima autorità velica mondiale, l’ex ISAF e oggi World Sailing Carlo Croce, guarda caso anche presidente della Federazione Italiana Vela. Gli occhi, il cuore e la mente quindi non possono non andare a Napoli, dove quasi in contemporanea ragazzi un po più giovani da anni regatano insieme, sono quasi 400 e gli israeliani non mancano, o ancora, molto più vicino a noi il Trofeo Rizzotti di Venezia, sempre riservato alla classe Optimist e con Israele presente. La World Sailing ha fatto sapere di aver avviato un’indagine, ma non basta, bisognava fare di più. Il mondiale è falsato, la competizione andava fermata. L’aspetto etico ed i principi dello sport sono venuti meno, ai ragazzi sarebbe servito sicuramente di più, come uomini prima che come sportivi.

Il verdetto è atteso per l’8 gennaio, quando la corte si esprimerà, e le sanzioni possono arrivare fino alla disaffiliazione di una Federazione. Significa niente più Mondiali e Olimpiadi. Nel frattempo noi abbiamo lanciato il nostro appello, lo facciamo attraverso un hashtag: #Thisisnotmysail. Questa non è la mia vela, e ci auguriamo non sia nemmeno la vostra.