Cino Ricci: Vi spiego perché alla vela non servono incentivi

Riportiamo un bel articolo apparso nella sezione “Mare” del quotidiano La Stampa a firma di Cino Ricci, cui ci sentiamo di condividere a pieno.

L’articolo spiega in poche righe, semplici e molto intuitive, il perchè la vela in questi ultimi anni – nonostante il mondo della comunicazione anche qui abbia fatto passi da gigante – non sia riuscita a spiccare il volo.

In questi ultimi anni nella vela è accaduto di tutto. Grandi regate e imprese straordinarie, tali da affascinare i velisti appassionati e anche coloro che non hanno mai pensato alla barca a vela. Eppure la molla del grande evento non è scattata. C’è stata l’esultanza del momento poi tutto è rientrato nella normalità.

Cos’è accaduto? Perché non è esplosa la grande passione nazionale? C’è stata la Coppa  America, i giri del mondo in tempi record compiuti da velisti solitari, in Italia abbiamo atleti che hanno portato a termine grandi imprese. Perfino i successi dei grandi ciclisti, dei campioni di calcio e del motociclismo durano lo spazio di un giorno. Cosa sta accadendo? Perché la vela non fa accender entusiasmi ? È vero che c’è una grave crisi economica e che abbiamo la televisione che brucia ogni avvenimento, anche per sport di grande attrazione di pubblico.

Ma la vela non può certo confrontarsi con queste discipline, tanto più che non viene considerata “sport” dai grandi media. Ciò forse a ragione, perlomeno se si tratta di cabinati. Meno per le regate con le derive dove il contributo fisico dell’atleta è determinante.

Un goal non c’è neanche bisogno di spiegarlo: è un gesto tecnico di pochi secondi che capiscono tutti. Lo stesso accade con il motociclismo dove la curva di Valentino Rossi fa venire la pelle d’oca anche a chi non capisce nulla di moto, o con il ciclismo dove la progressione dell’atleta in salita che guadagna metri, emoziona immediatamente tutti. Questi sono sport che vengono rapidamente bruciati dalla tv ma resistono perché sono facili da capire e si rinnovano a ogni gara.

La vela in tv viene apprezzata solo da un tecnico. Sono pochi coloro che riescono a capire il valore di una strambata ben fatta, oppure il lavoro straordinario della sincronia di un equipaggio che effettua il cambio di un gennaker. Perfino il giornalista il più delle volte rischia di non capire tutto ciò. E se non lo capisce lui, come può scriverlo su un giornale o spiegarlo al pubblico televisivo?

Rimane il fatto che se la vela non attrae il grande pubblico, nessuno più si appassiona, la nautica arranca, le barche non si vendono. Resiste la barca considerata status symbol che si compra per mostrare il proprio livello sociale. E resiste chi ha una grande passione. Queste due categorie non hanno bisogno di stimoli.

Continua a esistere infatti sia chi, poveretto, deve raggiungere un posto di ormeggio completo di colonnina di acqua ed elettricità entro una certa ora, per fare sfoggio di sé e della propria barca nella sua personale vetrina, e resiste per fortuna il velista che esce al mattino verso il largo, da solo o con amici, e bordeggia avanti e indietro fino a sera per appagare la sua passione. Questa passione è genuina: non servono incentivi

Che dire…serve aggiungere altro?

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