L’intervista a Stefano “Bistec” Orlandi

Da oltre dieci anni componente dello staff North Sails, Stefano ‘Bistec’ Orlandi è oggi tra i responsabili dello sviluppo in ambito monotipia. Lo abbiamo incontrato per fare il punto sul movimento one design europeo e internazionale e non abbiamo perso l’occasione per sapere qualcosa in più sul suo conto e scoprire che il sucesso sportivo cui è più legato ha poco a che fare con l’acqua.

D: Un velaio diventato velista o un velista diventato velaio: chi è il ‘Bistec’?
SO: E’ una bella domanda: forse un mix delle due cose. Tutto, comunque, muove dal fatto che si è trattato di un percorso che ho voluto intraprendere e che, ancor più importante, ho avuto la fortuna di poter seguire.

D: Un mix di estrazione gardesana?
SO: In realtà la mia passione per la vela è nata a Chiavari: anni fa, in vacanza con i genitori dalla Lombardia, i primi corsi, le prime regate. Questo fino all’inizio degli anni novanta. A quel punto ho iniziato a frequentare l’Università e, contestualmente, il Lago di Garda, dove ho continuato l’attività agonistica. Di lì a poco ho dovuto affrontare la scelta di un lavoro per la vita e ho optato per ciò che davvero mi regalava e mi regala emozioni. La prima collaborazione seria è stata quella con la veleria di Vincenzo Festa, allora affiliata North Sails. Già dopo pochi mesi ho capito che si trattativa del lavoro per me. Non ho mai rimpianto quella scelta, anzi, come dicevo mi ritengo un privilegiato.

D: Sono oltre dieci anni che rappresenti North Sails e da alcune stagioni ti occupi quasi esclusivamente di monotipia. Come nasce questo legame con i one design?
SO: Nel 2004 i fratelli Cassinari sono entrati nel mondo North Sails e, vista la grande sintonia che c’era con Daniele, Giovanni e Luca, i tre soci del loft di Affi, ho iniziato subito a lavorare per loro. Regate, vendita vele, consulenze: quasi tutto sul Lago di Garda e, di conseguenza, quasi tutto sui monotipo. L’esplosione di flotte come Melges 24, Melges 20 e Melges 32 mi ha portato a regatare con una certa assiduità in Mediterraneo e fuori Europa, dandomi modo di ampliare notevolmente orizzonti ed esperienza. Oggi, con l’introduzione di altre classi di successo, è sempre più complicato riempire in modo capillare il mercato, anche se conti su un prodotto al top come il nostro, ed è per questo che abbiamo deciso di ampliare il team North, avviando nuove collaborazioni con Giulio Desiderato e Riccardo De Felice.

D: Cosa ti aspetti dall’universo one design in questo 2015?
SO: Il J/70 è partito davvero forte con sessanta barche in acqua a Key West e poi c’è la conferma del Melges 20, con altrettanti scafi tra Primo Cup e Miami. I Melges 24, da anni sulla cresta dell’onda pur se tra alti e bassi, dovrebbe trarre grandi benefici dall’ingresso nel circuito Audi tron Sailing Series. Questi sono convinto saranno i monotipo di riferimento. Grande attenzione anche per il Melges 32: con il Mondiale fissato a Trapani tra agosto e settembre c’è da scommettere che saranno diversi i team statunitensi a muovere verso il Mediterraneo. Fuori dall’Europa vedo bene il Farr 40, rinato lungo la costa ovest degli Stai Uniti dove a rappresentarci alla grande è Enfant Terrible-Adria Ferries di Alberto Rossi.

D: Siamo a Varazze per un allenamento tra i Melges 24 di Bombarda Racing di Andrea Pozzi e Audi tron di Riccardo Simoneschi. Stiamo parlando di uno dei one design di maggior successo degli ultimi vent’anni e, di conseguenza, di uno dei più datati: lo sviluppo è ancora possibile o si lavora sulle richieste dei singoli armatori?
SO: Nella classe Melges 24 North Sails non ha mai sviluppato prodotti specifici per i singoli armatori. La veleria ha sempre lavorato nell’interesse della flotta e i risultati raggiunti hanno premiato questa scelta. Trattandosi di un mondo molto competitivo non puoi mai dormire sugli allori e con una certa costanza immaginiamo soluzioni nuove che cerchiamo di tradurre in realtà. Proprio recentemente assieme a Marchino Capitani e allo staff North abbiamo avuto un paio di idee che testeremo nel corso delle prossime settimane. E’ comunque ovvio che, partendo da un prodotto già di per sé particolarmente evoluto, il margine di miglioramento è molto esiguo.

D: A oggi, qual’è il risultato sportivo che ti ha gratificato di più?
SO: Aver completato la salita della Forcella davanti a Daniele Cassinari in bicicletta: mi ero ripromesso che ce l’avrei fatta e per riuscirci ho pure smesso di fumare, cosa per la quale lo ringrazio. E’ stata dura, ma ce l’ho fatta ad arrivargli davanti.

D: Quindi Daniele Cassinari è così forte anche in bicicletta?
SO: E’ più forte in barca… di sicuro.

D: Un episodio singolare accaduto in tanti anni di regate?
SO: Melges 24, con l’Amante Sailing Team di Renato Vallivero e Pietro Sibello alla tattica. Poco dopo una partenza, uno scafo che solitamente incrociava nelle retrovie le ha tentate tutte per passare davanti a noi, forzando con decisione l’incrocio. Dopo una manciata di secondi, senza essere sollecitato dall’avversario ne tanto meno da qualcuno a bordo, Pietro Sibello ha chiamato il 360, che abbiamo fatto senza ritardi. Non ricordo come finì quella regata e non ritengo nemmeno sia importante perché non volevo raccontarti di una vittoria, ma illustrarti quello che credo essere l’approccio corretto per tentare di raggiungerla: mai scendere a compromessi e sposare la causa della furbizia.

La video intervista

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