Il Decreto sblocca Italia apre alle trivellazioni al largo di Chioggia

 

Secondo quanto riportato stamane in un articolo del magazine online ChioggiaTv.it il premier Matteo Renzi in un articolo del decreto “Sblocca Italia”, approvato venerdì scorso dal consiglio dei ministri, cancella la duplice competenza Stato-Regioni in materia energetica. Se sarà approvata dal Parlamento la norma restituirà allo Stato la piena sovranità sulle esplorazioni di nuove fonti di energia. Questo significa che le Regioni, non avendo più voce in capitolo, non potranno ostacolare le ricerche di petrolio e di gas nel sottosuolo nazionale.

Le Regioni nel cui sottosuolo vi sarebbero le maggiori quantità di gas e petrolio, secondo l’Assomineraria, sono Sicilia, Basilicata, Puglia e Alto Adriatico. In particolare nel mare Adriatico proprio a circa dodici miglia al largo di Chioggia è nota da tempo l’esistenza di ben 16 giacimenti, pari a 30 miliardi di metri cubi di riserve di petrolio. Il nostro paese, sino a questo momento, imponendo lunghi iter autorizzativi e il blocco delle trivellazioni entro le 12 miglia aveva di fatto detto no alle trivellazione in quest’area. Adesso, se dovesse essere approvata la norma proposta dal premier Renzi, sarebbe lo stato a decidere se utlizzare o meno queste risorse. Su queste risorse da tempo hanno messo il naso anche i croati che a maggio avevano annunciato di non volersi lasciare scappare questo tesoro cercando di battere sul tempo l’Italia. I giacimenti si trovano infatti lungo la linea di confine Italia – Croazia. Vedremo se il governo Renzi riuscirà a vincere le resistenze ambientaliste che di fatto hanno bloccato sino ad ora le trivellazioni.

Abbiamo ”importanti giacimenti” di petrolio ”in diverse zone del Paese che purtroppo sono fortemente sottoutilizzate. Non capisco perché dovremmo precluderci la possibilità di utilizzare queste risorse, pur mettendo la tutela dell’ ambiente e della salute al primo posto”. Così aveva parlato il ministro Federica Guidi, in un’ intervista rilasciata martedì 20 maggio al Messaggero.

”Per l’ Adriatico – continuava il ministro – è stato emanato nel 2013 un decreto di rimodulazione delle aree marine aprendo nuovi spazi di ricerca. Abbiamo insomma disciplinato dove è possibile intervenire e dove no. Tutto questo in attesa del recepimento della direttiva europea del 2013 sulla sicurezza delle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi”.

Un’ attesa che il ministro vorrebbe ‘velocizzare’ per “evitare che questa moratoria ci faccia perdere ulteriori opportunità. Dato che tutto il mondo lo fa, non capisco perché dovremmo precluderci la possibilità di utilizzare queste risorse, pur mettendo la tutela dell’ambiente e della salute al primo posto”.

 

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