L’UE sulla sicurezza in mare: unire forze e informazioni

 

Permettere alle 300 autorità marittime europee di conoscere in tempo reale i mezzi degli Stati membri disponibili per intervenire in caso di salvataggi in mare, ma anche scambiarsi le schede di immatricolazione delle barche da diporto per lottare in modo più efficace contro la criminalità organizzata, o ancora gestire gravi crisi marittime conseguenze di catastrofi naturali come nel caso della Costa Concordia. La Commissione europea pubblica oggi un documento in cui incoraggia gli Stati membri a passare ad una marcia superiore nel sistema comune per la condivisione delle informazioni (Cise), per rendere la sorveglianza dei mari europei più efficace ed economicamente meno costosa.

Insomma, si tratta di abbattere le barriere della comunicazione tra le autorità civili e militari degli Stati membri: dalle guardie costiere alle forze navali ai responsabili della sorveglianza del traffico, ma anche del controllo delle frontiere, dell’attività dei pescherecci fino alla sorveglianza dell’ambiente contro l’inquinamento. In questo modo si potrebbe ridurre del 40% la raccolta degli stessi dati con un’economia di spesa che andrebbe fino a 400 milioni di euro l’anno. Il documento si iscrive nel seminario sulla strategia marittima europea, organizzato oggi sulla portaerei Cavour attraccata al porto di Civitavecchia, seminario che ha inaugurato le iniziative che coinvolgono il Ministero della Difesa nel semestre di presidenza italiana dell’Unione Europea. La commissaria alla pesca e alla attività marittima, Maria Damanaki, nel presentare il documento a Bruxelles, ha tenuto a sottolineare che “una crescita economica sostenibile nel settore marittimo non può essere garantita senza la sorveglianza e la sicurezza dei nostri mari e dei nostri oceani”. La raccolta delle informazioni per la sorveglianza marittima da parte del Cise, permetterebbe quindi a tutte le autorità interessate di disporre di un quadro completo delle attività in mare. Per Damanaki, la condivisione di queste informazioni non solo eviterebbe doppioni nella raccolta dei dati, ma anche l’utilizzo di navi, aerei, elicotteri, o satelliti di sorveglianza nelle stesse zone marittime. Senza contare “che oggi tra il 40 e l’80% delle informazioni non sono condivise tra gli utilizzatori interessati. Non possiamo permetterci – dice con forza – un tale spreco di sforzi e di fondi”. L’obiettivo della comunicazione di Bruxelles, che sarà trasmessa al Consiglio e al Parlamento europeo, é di fare il punto sulla situazione attuale e identificare, sulla base di quanto già realizzato, i settori nei quali altre azioni potrebbero essere integrate. A breve, la Commissione Ue prevede di lanciare un progetto, nell’ambito del settimo programma quadro europeo di ricerca, per testare il Cise marittimo su ampia scala, accompagnato da un manuale sulle migliori pratiche da seguire.

 

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